Aspettando il Gloria

È possibile recuperare la voce della storia?

Attraverso la lettura dei documenti antichi possiamo solo farci una idea (tra l’altro sempre approssimativa) di come sono andati i fatti. Abbiamo date, numeri, indicazioni di luoghi e nomi di persone. Nessuna emozione. Solo dati storiografici. Come fa quindi l’uomo moderno a comprendere i sentimenti di chi andava in guerra, di chi comandava, di chi serviva silenziosamente e in piena sottomissione i grandi potenti? Come reagiva una città all’idea di una guerra imminente? E come si manifestavano le esplosioni di giubilo popolare quando si vinceva la guerra?

È qui che interviene la musica. La storia (per fortuna!) non è raccontata solo dai documenti: ad esempio la scultura ne ricorda le forme, la pittura le immagini, la letteratura il linguaggio; la musica invece ne rievoca il profumo e le emozioni, aspetti che purtroppo – a differenza delle altre arti – svaniscono subito e non lasciano più traccia…Non abbiamo le registrazioni di voci e suoni, di come si parlava o suonava al tempo di Bach o di Mozart e Beethoven. Abbiamo solo della carta ingiallita sulla quale sono segnate delle note. E’ proprio questa vaghezza che rende la musica uno degli strumenti evocativi e più fascinosi della storia. Se opportunamente suonate (meglio ancora se con strumenti antichi), quelle frasi musicali hanno un potere incredibilmente efficace nel trasmetterci emozione allo stato puro. Ci ricordano appunto la voce della storia di cui stiamo parlando. 

Nel 1713 Francesco Gasparini maestro di coro all’Ospedale della Pietà di Venezia (antico orfanotrofio che avviava le giovani “Putte” alla musica) ottiene licenza di assentarsi temporaneamente dalla città per tornare ad occuparsi di “premurosi affari della sua casa”. Vivaldi, a quel tempo, operava alla Pietà come maestro di strumenti. Non era tenuto a scrivere musica come invece doveva fare il maestro di coro. Quando poco dopo Gasparini comunicherà la sua intenzione di non ritornare più a Venezia, Vivaldi, oltre che pensare all’insegnamento, dovrà provvedere anche a scrivere composizioni liturgiche e concerti. È per la nutrita schiera di sue giovani allieve virtuose che Vivaldi scrive il celebre Gloria in re maggiore RV 589. Una delle più belle ed esuberanti pagine di musica sacra barocca.

Il Gloria é una parte centrale dell’Ordinarium Missae. Si basa essenzialmente sul testo del Vangelo di Luca (2 : 13,14), dove viene detto che, al momento della nascita di Gesù, dai cieli si udì un coro angelico cantare “Gloria a Dio nei luoghi altissimi ed in terra pace agli uomini di buona volontà”. Perché Vivaldi scrive questi 30 minuti di musica così emozionante? Perché non scrive appunto una Messa intera ma si concentra appunto solo sulla sezione del Gloria? L’autografo non è datato ma appartiene al periodo 1713-1717. Può essere sicuramente associato con la vittoria di Venezia sull’impero ottomano nei Balcani, dopo una guerra durata sei anni e terminata nell’agosto del 1716. Questa pagina rappresenta quindi il tributo di Vivaldi per le celebrazioni della Serenissima per la vittoria sul nemico. È un gioiello di giubilo popolare, reso attraverso la penna sapiente del “prete rosso” che strabiliava tutti con l’arte del suo saper suonare il violino. Il genio che già a 9 anni era stato introdotto dal padre a suonare per le cerimonie solenni che si tenevano nella grande basilica di San Marco.

Per questa incredibile partitura, Vivaldi utilizzò quindi tutti le giovani talentuose che aveva a disposizione all’interno della sua classe strumentale. Violiniste giovanissime e virtuose, esperte di liuto, clavicembalo e organo, una oboista e delle voci che, a detta di tutti, erano tra le più belle che si potevano sentire in tutta Europa nei primi decenni del Settecento. Per evidenziare il ringraziamento a Dio Onnipotente, e per conferire alla musica una suggestiva e descrittiva rievocazione militare, Vivaldi utilizzò anche una tromba araldica, strumento indissolubilmente legato alla guerra e di grande impatto e spettacolarità. Dagli elenchi delle risorse musicali dell’Ospedale della Pietà apprendiamo però che Vivaldi non disponeva di esecutrici di tromba. Quindi, probabilmente, coinvolse un esperto trombettista esterno alla scuola e che venne impiegato raramente in occasioni speciali come questa. È divertente pensare a come questo musicista (di cui non conosciamo il nome) suonava in un luogo preciso della chiesa della Pietà, senza così stare a diretto contatto con le orfanelle ed infrangere la rigida regola che imponeva alle giovani fanciulle di suonare per la delizia di tutti ma senza essere viste…

Lo stile di questa composizione è oltremodo fastoso, originale ed estremamente vivace. Le sorprese sono continue e portano alla ribalta il teatro degli affetti della Serenissima dove sono perfettamente unite le dimensioni del sacro e del profano.
Il testo è organizzato in 12 sezioni che si alternano in una varietà di forme, tempi, ritmi, tonalità, organico: brani solistici nello stile dell’aria, strumenti concertanti, colori, contrappunti, ritornelli nello stile del concerto. Il lavoro è unitario perché verso la fine, nel penultimo movimento, c’è la ripresa del tema che si ode all’inizio, in una sorta di circolo strutturale. Nella Venezia di quell’epoca la musica sacra non riusciva ad affrancarsi dall’influenza operistica. Vivaldi, pur essendo prete, lavorava molto anche per il teatro e mise quindi a disposizione della partitura tutta la sua sapienza di compositore d’opera. D’altra parte si sa che il pubblico di Venezia arrivando in chiesa si aspettava di ascoltare il castrato di grido, in quel momento presente in città: questa ugola d’oro si sarebbe quindi esibita in brani virtuosistici che poco avevano a che fare con un generico concetto di spiritualità e misticismo. In sintesi gli abitanti della Serenissima avrebbero ascoltato vera e propria musica operistica ma con testo latino. La presenza del coro avrebbe conferito uno sfondo o commento religioso ma, per contrasto, avrebbe garantito effetti imprevedibili e sorprendenti.

Questa musica davvero rievoca una storia perduta. Una emozione che ancora oggi mette in luce una Chiesa militante sulla terra che intendeva agire come riflesso della Chiesa trionfante in cielo. Dopo il forte scossone della scissione Luterana, la Chiesa di Roma metteva in campo tutte le sue risorse per recuperare terreno. Compresa la sua pregnante teatralità barocca…

Prossimamente a Lainate a Villa Litta (10 giugno) e ad Arese a Villa La Valera (11 giugno). Prenotazioni: ars.et.musica@tiscali.it

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